Il testo teatrale è stato portato in scena dall’associazione culturale Amaltea per la Regia di Dimitri Frosali. La prima Nazionale è avvenuta al teatro Niccolini di San Casciano il 29 gennaio 2013.

Oltre l'inverno

È l'otto settembre 1943. Il soldato Calonaci si trova di guardia a dei mortai - arruolato nel 121° reggimento fanteria di stazza in Croazia - quando l'amico Cecchetti gli comunica che Badoglio ha firmato l'armistizio. I due soldati si abbracciano, sparano per l'euforia, sono convinti che la guerra sia finalmente finita. Inizia invece una delle pagine più buie per l'Italia. Il loro reggimento, lasciato senza ordini, rientra a Fiume, dove il comando era passato al generale Gambara, deciso a collaborare con i tedeschi. Trattati come disertori per aver abbandonato l'avamposto, i due soldati, assieme agli amici Mariotti e Giani, si trovano a decidere se riprendere le armi e combattere assieme ai tedeschi o venire deportati nei campi di lavoro del Terzo Reich. Inizia per loro un lungo viaggio, fatto di miseria e violenze, ma anche di solidarietà e amore, dentro le viscere della guerra.

Il Dramma

"...Oh, Cecchetti! Sei tornato finalmente dalla licenza?

- Calonaci che fai lì tutto solo! 

- Cosa vuoi che faccia! Faccio la guardia a questi maledetti mortai! 

- Smettila di fare la guardia! E’ finita! 

- Rendimi il fucile, sei pazzo? 

- Calonaci, non capisci? E’ finita! 

- Cosa è finita?

- Non lo sai!? La guerra! E’ finita la guerra! 

- Stai scherzando?

- No, è finita davvero! Badoglio ha firmato oggi l’armistizio con gli americani... E’ finita, Calonaci! E’ finita! E’ finita! E’ finita!"

"...Forse non tutti mi conoscete. Sono il Generale Gambara. Non ho intenzione di parlare molto, quindi statemi bene a sentire. Quello che devo dirvi è che voi avete commesso la cosa più vergognosa della vostra vita, ritirandovi dalle vostre postazioni e abbandonando le armi. Ho notizie di mortai, cannoni gettati nei fossi! Mitragliatrici, fucili, pistole ammassate nei prati! Vi siete presentati qui a Fiume come un esercito di straccioni! Siete venuti meno al vostro essere soldati! Vergognatevi voi e i vostri ufficiali! Voi avete abbandonato la patria! Adesso c’è soltanto una cosa che potete fare per riscattarvi, per riparare i vostri errori. Riarmarsi. Chi si rifiutasse finirà alla berlina dei tedeschi e verrà portato a lavorare nei campi di lavoro in Lituania, ai confini con la Polonia. Verrete messi a lavorare alle grandi fortificazioni per il fronte russo. Nessuno vi soccorrerà. Non avrete neanche la protezione della Croce Rossa. Pensateci molto bene. Consigliatevi con i vostri ufficiali. Alle quattro verrà chiamata una nuova adunata... 

- Nome? 

- Calonaci Ottavio

- Età?

- Ventiquattro anni.

- Reparto dove eri assegnato?

- Cento ventunesimo reggimento fanteria. Compagnia mortai da 81.

- Professione?

- Contadino. Di lavorazione di campi so tutto. So mungere, so…

- Va bene, va bene... Lingue conosciute?

- Italiano.

- Recapito in Italia?

- Intende dov’è la mia famiglia?

- Bravo, capisci bene l’italiano.

- San Casciano, Firenze. 

- Reati ?

- In che senso?

- Hai commesso dei reati in passato?

- Io? No, guardi... 

- Malattie contratte?

- Nessuna. La varicella, quand’ero piccolo ho fatto la varicella.

- Spogliati.

- Come?

- Spogliati! I vestiti buttali lì. Il tuo numero di matricola è 11824. Prendila e portala al dottore... 

"...Come si fa a lavorare a queste temperature? Senza guanti, vestiti di stracci... Finiremo ad ammalarci tutti...

- Finiremo per morire tutti, vi dico... 

- Non dirlo...

- E sapete cosa mi fa più male? Che le nostre famiglie neanche lo sapranno. Neanche sapranno dove saremo morti, quello che abbiamo passato. Neanche sapranno che siamo andati incontro alla morte per non tradire l’Italia. Che morte stupida...

- Smettetela! 

- Guardatemi! Mi sono pisciato addosso prima... Neanche me ne sono accorto... Noi moriremo così, senza neanche accorgercene... Siamo degli stracci... Tossiamo tutti... Quanto resisteremo ancora?

- Passerà l’inverno, passerà.. Bisogna solo tenere duro... Dobbiamo solo tenere duro...

"...E la sbobba stasera?

- Niente sbobba mi hanno detto... Disposizioni dell’ufficiale... 

- Quel maledetto! Io però l’ammazzo... Rubo un coltello in cucina e lo apro da sotto in su! 

- Adesso stai calmo... Dai, spezziamo la pagnotta...

- Ma sbaglio o anche la pagnotta è più piccola del solito?

- A me sembra uguale .

- No, no, è più piccola! 

- Sarà mica che quelli che lavorano in cucina fanno i furbi?  

- Una cucchiaiata di qui, una di là, la sbobba finisce, la pagnotta si rimpicciolisce... 

- Io non ci credo.

- Tu Calonaci sei troppo buono, ecco cosa sei. Perché tutti vogliono lavorare nelle cucine? Bisogna dirglielo però, se no ci trattano come fessi. Così non si può andare avanti... 

- Dai, tieni...  

- Non voglio quella fetta, è la più piccola. 

- E’ uguale a quella degli altri.

- No, è più piccola. Anche ieri mi è toccata una fetta più piccola e non ho detto nulla. Però anche stasera no. Lo so che non ti sono molto simpatico... 

- Cosa vorresti insinuare?

"..Così non si può andare avanti.. Guardatevi, siamo pelle e ossa... Ieri ci hanno pesato a me, il Calonaci e quel granatiere di Siena. In tre ci hanno pesato, tutti assieme, e non arrivavamo a 150 chili... 

- E pensare che il capocampo è un nostro compatriota...

- E’ un maledetto, ecco cos’è! Non lo capisce che così non si può lavorare? Tutto il giorno a spaccarsi la schiena e neanche trenta minuti per mangiare.. Mangiare? Mangiare cosa? Sarà mica mangiare un po’ di sbobba e quel tozzo di pane che ci danno.. Non lo capisce proprio? Io lo ammazzo prima o poi, vedrete..."

"...Pensavo ce l’avrebbe fatta. Non sembrava così grave quando era arrivato.

- La ferita era già infetta. Ma abbiamo fatto tutto il possibile, padre... Con i mezzi a nostra disposizione abbiamo fatto anche i miracoli... 

- Quelli li fa solo il buon Dio.

- Se il buon Dio volesse...

- Cosa?

- Se il buon Dio facesse finire questa guerra, eh? Quello sarebbe un bel miracolo...

- La farà finire, vedrà. Bisogna pregare e amare. 

- Ma intanto le medicine scarseggiano. E adesso mi toccherà inviare una nuova cartolina. A volte mi immagino le famiglie di questi poveretti, i loro occhi. Guardano quelle cartoline con gli occhi pieni di speranza, finalmente hanno notizie, e poi leggono quelle tre righe, e loro figlio è morto. Il corpo chissà dove. Tre righe. Mi capisce padre? Ma ormai ci sto passando sopra. Ormai mi ci sto quasi abituando. E’ terribile come ci si abitua alla morte, è terribile. 

...E’ dura Calonaci, sempre più dura... Il dottore dice che non è nulla, che ho solo bisogno di nutrirmi, che è l’affaticamento, la fame, per quello fatico ad alzarmi, ma io ho paura che... 

- Non molliamo, non dobbiamo mollare. Stanotte ho fatto un sogno, Cecchetti eh... 

- Cosa hai sognato?

- Ho sognato mia madre... Mi è successo qualcosa di strano. Vedevo un grande fiume. Un fiume in piena, con un grande ponte tutto buche e delle piccole stradine. Pochi riuscivano ad attraversarlo. Io allora mi ero seduto vicino al ponte convinto che non potevo superarlo. E’ allora che mi è apparsa mia madre. Cosa fai? Mi ha detto. Vedi, di là sono liberi. Io allora guardai al di là del fiume e vidi un gran prato verde, con molta gente in festa e qualcuno suonava la fisarmonica. Tra questi c’era un una giovane donna vestito di bianco. Al suo fianco aveva tre bambini. Vieni, mi ha detto. Ti aiuto io. E mi prendeva la mano...

...Calonaci, dobbiamo fuggire. Al più presto. Non possiamo aspettare altro tempo! Adesso abbiamo anche un po’ da mangiare, per il viaggio... Ho studiato il campo, stamattina... 

- Cecchetti, Ma dove vuoi andare?

- Via! Fuori di qui! Non capisci? Hai visto cos’è successo la scorsa settimana?! Calonaci, l’hanno ammazzato così, su due piedi.. Mentre prendeva un po’ d’aria in piazzale... Senza motivo... L’hai visto anche tu, o no?

- E’ stato terribile lo so, ma fuggire non serve a nulla. 

- Magari domani spetta a noi... Io, io non mi faccio ammazzare dalle sentinelle... 

- Se proviamo a fuggire gli diamo un’occasione in più per spararci.

- E se non sono le sentinelle è il tifo... Continuano a morirne... L’infezione si sta dilagando... Ne stanno parlando tutti. Sono nella baracca qui accanto... I virus si propagano nell’aria, cosa credi? Presto tutto il campo sarà isolato... Prenderemo tutti il tifo! Io non voglio morire di tifo! Calonaci, io non voglio morire...

...Calonaci, prima della messa il tenente medico stava parlando con Padre Valeriano. Parlavano degli americani. Io mi sono messo lì a spifferare. Stanno arrivando gli americani anche qui, dicevano. Ho sentito che parlavano di magliaia di soldati sbarcati in Normandia. 

- E dov’è questa Normandia?

- Non lo so, ma deve essere qui vicino. Migliaia e migliaia di soldati.. Capisci? 

...Io sono un contadino, sa? Io non l’ho mai voluta questa guerra. Tutto quest’odio. Non siamo tutti cristiani? Ce lo siamo dimenticati? Ieri notte ero al campo di smistamento con degli altri prigionieri. Si è avvicinato un francese chiedendomi se ero italiano. Sì, ho detto io. Allora mi ha inveito contro. Ha detto che era colpa mia, se si trovava lì. Voi italiani ci avete pugnalato nella schiena, diceva. Capisce? Io sono un contadino, io non l’ho voluta questa guerra... Io voglio solo lavorare la mia terra. Basta, ne ho abbastanza di tutto questo... 

"...Sa, a volte mi chiedo di Dio... Mi chiedo perché permette tutto questo. Lei se l’è mai chiesto? Ce lo siamo meritati tutto questo? Io l’ho chiesto anche al prete, sa? Mio padre aveva combattuto nella prima guerra mondiale, era ancora un ragazzino.. E quando gli chiedevo della guerra, cambiava sempre discorso. Poi un giorno, scoppiò a litigare con mio zio, per via di Mussolini, e gli sentii dire: fino a quando non ti muore un amico davanti ai tuoi occhi, non puoi capire cos’è la guerra... Io non ci sono stato lì, dove è stato lei, non ho visto come ha visto lei, ma col cuore, sì, col cuore.. E mi chiedo come sia possibile una cosa simile... Non possiamo vivere tutti tranquilli senza spararci addosso, e per cosa..."

© 2018 Stefano Emanuele Ferrari

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